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May 10 genesiNon mi sento bene. credo di essere nato adesso. credo che la vita non inizia in ospedale, la mia è appena cominciata. e mi sento terribilmente brutto, forse sono nato dal vomito di Dio. e mi sento terribilmente sciocco, forse è vero.
non mi sento bene. non voglio credere più a nulla, il mondo è un'immensa bugia: l'amore finisce, la guerra no! non c'è vita oltre la morte, no!
non mi sento bene. credo di essere nato adesso. credo di non conoscere ancora nulla di come vanno le cose qui. e mi sento terribilmente sciocco, forse il più stupido del mondo, forse è vero.
non mi sento bene. non voglio credere più a nulla, il mondo è un'immensa bugia: l'amore finisce, la guerra no! non c'è vita oltre la morte, no!
non mi sento bene. perchè sono nato? non ho scelto io la mia vita. qual è il senso? io lo so che è la morte. non mi sento bene. forse devo vomitare.
sono cresciuto, lo giuro! ora so che non c'è solo la guerra, c'è anche il Terzo Mondo, e c'è chi si fa giustizia uccidendo, e c'è la mafia, e non ci sono mai troppi soldi, e ci sono le malattie e gli incidenti stradali dei tuoi amici. non mi sento bene...
non mi sento bene. non voglio credere più a nulla, il mondo è un'immensa bugia: l'amore finisce, la guerra no! non c'è vita oltre la morte, no!
non mi sento bene. perchè sono nato? non ho scelto io la mia vita. qual è il senso? io lo so che è la morte. non mi sento bene. Forse devo vomitare. May 02 morir per delle ideeLa libertà di parola spesso sfocia nello sproloquio futile, altre volte è solo apparente, altre ancora è impossibile. Nulla è pulito al mondo. - Pensa al mare…è pulito? - Beh, dipende dal luogo. Tipo… - No, no! Sei fuori strada! Il mare è apparentemente pulito, ma qualcuno lì ci avrà orinato, qualcun altro avrà copulato e sicuramente un altro sarà affogato…capisci? Francesca annuì. Il direttore usava spesso metafore improbabili per condire i suoi argomenti. - L’informazione deve essere trasparente, ma la trasparenza la decidiamo noi. Le elezioni amministrative in paese stavano allarmando la redazione del piccolo periodico locale. La gente non si accorgeva o ignorava. Viveva attanagliata dai problemi personali: “può andare chiunque al potere, i miei problemi restano”, “destra o sinistra? Rubano tutti!” queste le considerazioni in paese. Occorreva che la gente sapesse qualcosa, sapesse distinguere i candidati alla poltrona del sindaco: un imprenditore superbo annesso alla mafia locale e un modesto avvocato. - Non possiamo avallare un mafioso né possiamo schierarci completamente dalla fazione opposta…è rischioso! Francesca propose di intervistare i contendenti, la gente avrebbe capito, almeno si augurava. Luigi si offrì di accompagnarla a casa e, lungo il tragitto, decisero di accantonare questo tema: era un magnifico pomeriggio di aprile, ideale per meditare insieme sul mondo, su difetti fisici e problemi metafisici, mentre godevano passivamente del sole ardito e libidinoso fino al tramonto, per poi ritrovarsi improvvisamente agghiacciati in un’ombrosa stradina del centro storico. Ma non fu la frescura ad scomporli. Luigi si scagliò istintivamente sul delinquente e, senza diplomazia, gli sferrò un pugno sul volto ed un calcio nello stomaco. Francesca era immobilizzata dalla paura, dallo sgomento, dalla pietà verso le vittime, un uomo ed una donna contusi e piangenti in un pantano di sangue e brecciame. - Chiama i carabinieri! Francesca sembrò destarsi in quel momento e digitò tremante il numero dei carabinieri sul suo cellulare. Il furfante si divincolò dalla morsa di Luigi con qualche calcio e sparì tra le stradine del borgo prima dell’arrivo della volante. Il racconto della coppia risultò più interessante dell’intervista ai candidati: in quelle elezioni amministrative c’era più marciume di quello che il direttore avesse pensato. - Raccontiamo la vicenda in modo asettico, con i commenti delle vittime, senza menzionare il partito che ha intrapreso questa politica del terrore. Nelle pagine successive inseriamo le interviste. Il periodico uscì e ogni copia venne in breve tempo acquistata. Tutti sapevano della vicenda della coppia proprietaria di qualche panificio in centro, che non voleva lasciare l’attività all’imprenditore truffaldino e assicurargli il monopolio in paese. Tutti volevano sapere cosa avrebbero raccontato i “giornalisti”, come venivano chiamati dai paesani tutti quelli che collaboravano al piccolo periodico del paese. In redazione, nel frattempo, si discuteva del successo dell’ultimo numero quando si sentì una potente deflagrazione poco lontano. - Che succede? - chiese perplesso il direttore sotto lo sguardo attonito dei suoi collaboratori, e seguì una seconda deflagrazione, più vicina della prima. Uscirono dal locale. - Ma è la mia automobile! – esordì Luigi, capendo che si trattava di una vendetta per l’intervento importuno tra il connesso di Cosa Nostra e le due donne. - L’altra automobile è dei carabinieri! - Un modo per avvisarli di non intromettersi. – chiarì il direttore, accigliato. Ecco che il paese si svegliava dal suo torpore rurale. La gente cambia come le stagioni. Si mescolano, si sciorinano, si attraversano e si può essere dubbioso sull'avvento precoce di una stagione in sostituzione ad un’altra solo fino al solstizio. E quel giorno canonico giunse, finalmente. La redazione lanciò un’edizione straordinaria nella quale decise di esporsi di più per il bene comune. Capirono che non avrebbero raggiunto nemmeno una felicità individuale nascondendosi dietro ad una neutralità forzata, un’imparzialità che probabilmente non li avrebbe assicurati dalla morte, o dalla chiusura del periodico, se il candidato marcio avesse vinto. Anche quel numero venne dilapidato in poco tempo e la gente forse cominciava a prendere coraggio e coscienza della realtà. La porta del locale in cui si riunivano si aprì bruscamente. - Scusate…questa è la sede di “Avanti Paese”? - Sì. Lei chi è? - Io sono quello che sono.
Il direttore scrutò l’uomo misterioso con l’aria interrogativa, Francesca guardò Luigi terrorizzata, mentre lui abbassava lo sguardo e faceva il suo ultimo segno della croce. L’uomo mise la mano alla cintola e anche il direttore capì che stavano morendo per delle idee. Idee di sinistra. February 23 Note di notteColti da un’indomita bramosia di concretizzare delle idee geniali, io, Lup e Pascal ci siamo avventurati in un’esperienza artistica insieme. Le parole di una mia poesia sono diventate le parole di una canzone. Lup ha prestato la sua finissima e sublime voce, Pascal ci ha guidati con le corde della sua chitarra. Il risultato è stato apprezzabile, presto si esibiranno a Bari! Questo il testo da me vomitato:
Tornerà prima o poi il tempo dell’oblio, quando i bambini che hanno versato litri di lacrime saranno uomini tenaci, quando le missioni di pace si faranno col cervello e non con le armi, quando ricomincerò a risalire dalla fossa in cui mi hai gettata. Tornerà prima o poi la libidine e riuscirò a rimanere gelida davanti al fuoco che ti brucerà. Tornerà prima o poi il tempo della vendetta, quando gli uomini perderanno la fede perché è vana, e si ribelleranno a Dio per non essere mai esistito, e distruggeranno lo Stato che ha inventato la corruzione, e tu invece sarai l’unica vittima della mia rappresaglia: ho bisogno di divertirmi, ho bisogno anche di alcol o, forse, solo di un po’ di tempo. February 15 racconto: voltando paginaNon è facile svuotare completamente un cuore e poi costringerlo all'apatia. Riesco solo a fissarmi sui ricordi, quanti sono? Troppi. Decido di voltare pagina, ma non trovo la pace. Provo a voltarne un'altra. La pagina è incollata alla precedente. Maledette case editrici! Libri costosi, autori malpagati, arte venale e pagine logore... Non so di cosa parlo. Sproloquio per non fissarmi, ma lo sto facendo. Fissarmi su cosa, su chi? Segreto da diario, segreto di Stato archiviato per evitare l'involuzione. La recrudescenza è già cominciata, non si può corroborare ciò che ha già raggiunto il fondo. Non posso nascondere quello che tutti sanno, tutti mi chiedono. “Come stai?” “Si tira avanti…” Cosa dovrei rispondere? Come dovrei reagire? Scrivo, ma è un palliativo. Prego, ma non ci credo. Ripenso alla gente che non conoscevo, che non lo conosceva radunata con noi l’ultima volta, per l’ultimo saluto sordo che lui non conoscerà mai. Chissà perché erano lì… chissà perché quando avrebbero potuto vederlo e parlargli non l’hanno fatto. La gente evita i guai, se gli chiedi un favore è impegnata, se non gli fai un favore sei ignobile, la gente corre per non fare ritardo, strilla per dominare gli altri… ti saluta e ti dice: “vado di fretta, ci sentiamo!” ma non ti richiama mai. E poi ti chiede come stai, nonostante sia palese il tuo stato d’animo. Ho smesso di parlare, di salutare… ho cominciato a scrivere. I morti non possono più morire. Il sole rutilante del tramonto in città non si vede. Automobili fragorose soppiantano motozappe operose. Mi abituo al grigio, mi manca il verde. Il mondo va alla deriva, non lo dicono i testimoni di Geova, non lo dice la Destra, non lo dice la Bibbia, o forse sì. Il mondo va alla deriva, si ravvisa ogni momento che la gente è insana, megalomane. Si ravvisa ogni momento: il mondo ha raggiunto l’acme della malattia, di tutte le disfasie. I morti non possono più morire. Si sottraggono alla degenerazione, all’involuzione della razza, alla morte lenta. Il sole rutilante del tramonto in città non si vede. Tornerò in campagna. Peccato che lui non potrà vederlo. I morti non possono più vivere. Vorrei sfogliare le pagine della mia maledetta unica vita, ma non so dove andare, cosa trovare... Indugio su quella pagina incollata. Devo staccarla, con foga. Devo aspettare e non piangere. La sua morte è stata la mia malattia. Spero di guarire nella prossima pagina. February 10 Il rantolo della morteIl mondo reale ogni tanto smette di assomigliare al tuo mondo immaginifico o a quello che pensavi fosse il mondo solo perché lo guardavi con i tuoi occhi. Il mondo reale è altro. Vero può essere per me quello che voglio finché ci credo, finché non accade qualcosa che mi convince del contrario. E quest’opera di convincimento non avviene mai con grazia e delicatezza. No! Si è persuasi con irruenza, con spietata ironia, con irriverente sadismo. Non ho mai pianto le mie ultime lacrime. Ogni volta penso di essere cresciuta troppo per versarne ancora ed ogni volta le mie credenze sono sovvertite dalla verità oggettiva. Non ho mai pianto le mie ultime lacrime, ma si stanno esaurendo, sono ormai poche gocce. Ieri ho finalmente visto e delibato la violenza e la catarsi di Fight Club: “Questa è la tua vita e sta finendo un minuto alla volta.” Chissà se conserverò qualche lacrima da versare il mio ultimo giorno di vita. Forse sarò troppo impegnata a scrivere inezie, se non avrò perso l’uso delle mani o a rammentare, se non avrò perso la memoria. Io non conosco la verità, ma la cerco, non conosco la realtà, ma ci provo, non conosco il futuro, ma lo immagino. Perché diavolo sei come sei? Perché diavolo non riesco a rinunciare a te? “È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”, proferisce Tylor, l’alter ego del protagonista di Fight Club. Se adesso mi addormento col sapore salato del mio pianto consolatorio, domani mi sveglierò nella realtà, in quest’aberrante mondo impersonale, un mondo bistrattato ma mai modificato, criticato e accettato con rassegnazione, un mondo dove se una cosa va a buon fine, ce ne sono dieci in coda pronte a fallire. “Se ti svegliassi a un'ora diversa in un posto diverso, ti sveglieresti come una persona diversa?” riflette il protagonista. Dovrei provare. |
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